IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA E FORZA MAGGIOREby Avv. Ilaria Giovanazzi

La diffusione del virus COVID-19 ha portato il Governo Italiano a predisporre il lock-down di tutte le attività considerate non necessarie.
Le limitazioni contenute nei decreti emergenziali e nel D.L. 17.03.2020 n. 18 (Decreto cd. “Cura Italia”) pongono il problema della gestione dei mancati adempimenti di aziende e privati e degli eventuali rimedi che l’ordinamento italiano prevede per il debitore che si trovi nella impossibilità di adempiere.
All’interno dell’ordinamento italiano si discute se virus e pandemia possano essere ricondotti alla fattispecie dell’“impossibilità sopravvenuta” o della “forza maggiore”, le quali hanno effetti diversi sulla vita del contratto.
Impossibilità sopravvenuta della prestazione
Ai sensi dell’art. 1256 c.c. l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.
La disposizione codicistica disciplina le ipotesi di impossibilità definitiva e di impossibilità temporanea della prestazione e stabilisce che l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se invece l’impossibilità è solo temporanea, il debitore non è responsabile del ritardo nell’adempimento finché essa perdura. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo della obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla.
La liberazione del debitore per sopravvenuta impossibilità sussiste solo laddove concorrano sia l’elemento oggettivo dell’impossibilità sopravvenuta sia l’elemento soggettivo, rappresentato dall’assenza di colpa del debitore con riguardo alla determinazione dell’evento che ha reso impossibile la prestazione.
Pertanto, nel caso in cui il debitore non abbia adempiuto la propria obbligazione nei termini contrattualmente stabiliti, egli non può invocare la predetta impossibilità con riferimento ad un ordine o divieto dell’autorità amministrativa sopravvenuto, che fosse ragionevolmente e facilmente prevedibile, secondo la comune diligenza, all’atto della assunzione dell’obbligazione, oppure rispetto al quale non abbia posto in essere tutti i mezzi a sua disposizione per adempiere alla prestazione. Può invece far valere l’impossibilità quando il fatto che gli impedisce di adempiere non sia stato prevedibile e sia occorso non per sua colpa.
Conseguentemente, può certamente applicarsi l’impossibilità sopravvenuta della prestazione ad un contratto stipulato in epoca antecedente ai provvedimenti governativi restrittivi delle libertà, entrati in vigore a marzo 2020, se vi siano contestualmente: l’obiettiva impossibilità di adempiere e la non imputabilità di tali fatti al comportamento o all’omissione del contraente inadempiente.
Forza maggiore
Nell’ordinamento italiano non esiste una specifica norma che definisca in modo chiaro ed univo la forza maggiore. Secondo dottrina e giurisprudenza la forza maggiore si applica in caso di eventi naturali e umani (calamità naturali, terremoti, uragani, sommosse, guerre, scioperi nazionali, incendi, o altro evento comunque imprevedibile) che, per la loro imprevedibilità e straordinarietà, non sono dominabili.
L’art. 1467 c.c. prevede che: se la prestazione è divenuta eccessivamente onerosa a causa di fatti straordinari ed imprevedibili, il debitore ha la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto. La parte contro alla quale la risoluzione è domandata, può evitare la risoluzione offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto. Tale norma trova applicazione nel caso di contratti ad esecuzione continuata, periodica, o differita (c.d. contratti di durata come la locazione, l’affitto di azienda, l’erogazione di servizi).
Elementi della forza maggiore sono la straordinarietà e l’imprevedibilità, dove il primo elemento ha carattere oggettivo e il secondo ha natura soggettiva, in quanto riguarda la possibilità che il debitore ha di conoscere preventivamente l’evento.
Stante la sua indeterminatezza e il fatto che i vari ordinamenti nazionali forniscono diverse interpretazioni del concetto, nel panorama internazionale si è tentato di dare una unica definizione di “force majeure”. L’articolo 79 della Convention on Contracts for the International Sale of Goods (cd. CISG o convenzione di Vienna) definisce la “forza maggiore” come evento estraneo alla sfera di controllo della parte, imprevedibile al momento della conclusione del contratto ed assolutamente insormontabile. Una volta verificatosi questo evento, è previsto l’esonero di responsabilità del debitore, il quale, normalmente, sarebbe invece da considerarsi inadempiente nei confronti del creditore.
La Convenzione riveste importanza in quanto trova ampia applicazione all’interno dello spazio europeo e, in un mercato dove la “supply chain” è diffusa e internazionalizzata, anche i rapporti nazionali possono essere coinvolti da eventi persino occorsi in paesi terzi.
La suddetta Convenzione è in vigore in 93 Paesi e copre un’ampia tipologia di contratti (dalle vendite tradizionali alla fornitura alla vendita a consegne ripartite fino a fattispecie che includono anche l’appalto ex art. 3 della Convenzione) e i principi in esse espressi possono essere utilizzati anche nell’ordinamento nazionale in caso di giudizio
Tornando all’ordinamento italiano è la prassi giurisprudenziale che indica quando la forza maggiore è applicabile al contratto, dando importanza all’elemento oggettivo dell’impossibilità della prestazione per causa non riconducibile al debitore.
Di contro, negli altri ordinamenti comunitari e nel del diritto commerciale internazionale è diffusa la convinzione secondo la quale se la causa di forza maggiore non è specificatamente inserita all’interno del contratto, allora essa non opererà in termini assolutori rispetto all’inadempimento del debitore. Difatti, prassi vuole che nei rapporti commerciali internazionali venga sempre inserita una clausola risolutiva di forza maggiore.
L’orientamento attuale
Nei giorni scorsi l’Associazione Industriale Bresciana ha reso noto che il ministero allo Sviluppo Economico ha scritto alle Camere di commercio locali per autorizzare il rilascio di attestazioni camerali, su dichiarazioni delle imprese, di sussistenza di cause di forza maggiore per emergenza Covid-19 nei contratti con l’estero.
Sulla base di questo, le Camere di commercio potranno attestare di aver ricevuto, dall’impresa una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, afferma di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.
Alla luce di siffatta comunicazione, appare evidente che il fenomeno pandemico può essere qualificato come un caso di forza maggiore.
Parimenti il Decreto Legge 17.03.2020 n. 18 ha adottato una serie di misure volte a garantire la continuazione dei rapporti contrattuali, in particolare quelli di lavoro subordinato e di mutuo bancario, e riconosce l’epidemia Covid-19 come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia. L’art. 91 dello stesso Decreto impone al giudice, in sede di contenzioso civile relativo agli inadempimenti contrattuali ex art. 1218 c.c., di valutare la situazione di grave emergenza dovuta alla diffusione del COVID-19.
Conclusioni
La pandemia determinata da Covid-19 è certamente idonea a giustificare ipotesi di inadempimento di obbligazioni contrattuali precedentemente assunte. E ciò sia quando la prestazione contrattuale diventa definitivamente o temporaneamente impossibile e sia quando la prestazione di una parte contrattuale diventa eccessivamente onerosa. Naturalmente le conseguenze saranno diverse sia nell’uno che nell’altro caso.
L’applicabilità dell’impossibilità o delle cause di forza maggiore, stante l’incertezza normativa e la sottile linea distintiva fra le due ipotesi va verificata caso per caso, analizzando ogni singolo contratto, per esaminare e verificare, ad esempio: l’esistenza di clausole specifiche (particolarmente vero per i contratti internazionali), l’applicabilità della legge italiana, la natura della prestazione, le modalità e i tempi di esecuzione delle prestazioni, la sussistenza di elementi di prova attestanti le difficoltà e la carenza di soluzioni alternative.
In ogni caso non si può dimenticare che le norme in esame consentono alle parti di regolare nuovamente i rapporti commerciali interrotti e/o sospesi, introducendo modifiche relativamente ai modi e ai tempi dell’adempimento o prevedendo delle riduzioni di costi.
Si raccomanda alle aziende, che si trovassero in difficoltà di inviare immediata e puntuale comunicazione all’altra parte descrivendo anche per sommi capi le ragioni che determineranno un ritardo o un’impossibilità di eseguire la prestazione.

© Studio Legale Depretto Giovanazzi Matassoni e Associati 2019 - P.I. 02370810224

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